
L'ultimo colpo della banda dello scuè
Traccia n. 5
L’oste mette una bottiglia davanti al baffo, è quasi un riflesso condizionato, lo fa ogni volta che batte il pugno sul tavolo:
“Tu, Marietto.” Il baffo si rivolge verso un piccoletto dalla faccia rotonda e simpatica:
“Tu che conosci il Silvio, insieme ad Eppe ti fai trovare lì, al bar della stazione, con la scusa che è il tuo compleanno gli offri da bere, lo sai che lui è uno che non regge l’alcol. Così, mentre voi tre ve ne state dentro a bere, tu, Stick.”
Il baffo volge lo sguardo alla sua sinistra e fissa negli occhi il magro che gli sta di fianco:
“Intanto tu, senza farti vedere, gli freghi il motorino e vai nel campo dietro alla cascina. Lì aspetti che arrivi Eppe con il motocarro."
Prende la bottiglia e versa un po' di vino nella caraffa, ne trangugia un sorso e si passa il dorso della mano sui baffi:
"Marietto, quando l’anguriat s’accorgerà che gli hanno rubato il motorino tu ti offrirai subito di accompagnarlo con la tua macchina alla porcilaia, facendo finta di non conoscere la strada farai il giro sull'argine, in questo modo prenderai del tempo, tanto lui, ubriaco com'è, non s'accorgerà di nulla. Invece Eppe, fingendo di tornare a casa, andrà a prendere il motocarro e si dirigerà al campo, quello che c'è dietro la cascina, dove troverà Stick ad attenderlo. Lì, da soli, non dovete far altro che caricare una bella scrofa sul motocarro ed andare alla cassinetta. Va bene?”
Il baffo alza il suo volto scuro e con uno sguardo severo passa in rassegna i suoi compari, uno per uno, come se chiedesse conferma a ciascuno di loro dell'avvenuta comprensione del piano e la loro conseguente approvazione:
"Chiaro? Avete capito bene cosa dovete fare? E' semplice no? Dai, sù. Ci troviamo tutti domani mattina alla cassinetta."
E' una sera chiara e serena, la luna dorme tranquilla e sulla terra è uno sfavillio di luci nelle ombre buie.
Come aveva stabilito il Baffo, il Marietto ed Eppe si recano al bar poco prima che vi giunga il Silvio. Questi non tarda nemmeno di un minuto, quando si tratta di farsi un goccio è più preciso un orologio svizzero. Eppe lo conosce fin da quando giocavano a calcio nella squadra del paese, non ha bisogno di ripetere l'invito al brindisi che l'anguriat si è giù seduto al tavolino con il bicchiere di bianco in mano. Eppe non deve nemmeno dilungarsi troppo sulla storia del compleanno perchè a Silvio non interessa, ogni occasione per bagnarsi il becco è buona, sopratutto se a sbafo, e quato gli basta. Marietto intavola un discorso per tirarla per le lunghe:
"Come ti va? Non vuoi proprio smettere di lavorare. Dai, tanto i soldi li devi lasciare quì anche tu, lo sai che non servono nell'aldilà. Siediti quì un momento. Come dice il Pepòn, un bicchiere in compagnia manda via la malinconia."
Marietto ha cura di fare in modo che il Silvio si sieda dando le spalle alla porta, non vuole rischiare che veda quando gli fregano il motorino. Per sicurezza gli si para davanti nel caso lui si girasse. Al riguardo comunque ha preparato un piano d'emergenza, se l'anguriat si dovesse accorgere che gli stanno prendendo la motoretta lui direbbe che si tratta solo di uno scherzo, giusto per divertirsi un po'."
Al terzo bicchiere la lingua del Silvio dà chiari segni d'impastamento, parla come se avesse un sasso in bocca che lo costringe ad attorcigliare le labbra. Eppe adducendo la scusa di dover telefonare a Gina, la sua morosa, con noncuranza esce dal locale, si ferma un attimo sul marciapiede e dà uno quillo a Stick, è il segnale convenuto. Poco dopo , da dietro l'angolo compare il complice, si accende una sigaretta e controlla che non vi sia nessuno che osservi, passa veloce davanti ad Eppe e si fanno un cenno d'intesa, poi con fare naturale, ma sgusciante come un'anguilla, inforca il motorino dell'anguriat come se fosse il suo, spinge con i piedi per qualche decina di metri, la distanza giusta per allontanarsi dal bar, lo accende e smanetta a tutta velocità lasciandosi dietro una lunga scia di gas fumante.
Quello che Stick non sa, e forse non lo sa nemmeno il baffo, è che il purslatè, per non farsi vedere, scarica di sera, quando fa buio, i liquami della porcilaia nel campo dietro la cascina. Sebbene in ritardo anche Stick se ne accorge, quella notte stessa, appena entrato nel campo, ma più di lui se ne accorgono le sue scarpe quando, arenatosi con la motoretta del Silvio nella fanghiglia del campo, appoggia i piedi per terra. Si ritrova in una melma puzzolente alta fin sopra le caviglie e, per cortesia di naso, vi risparmio la descrizione della puzza. Attraversare per intero il campo in questa condizione è un'esperienza che Stick non dimenticherà facilmente. Giunto dall'altra parte, le imprecazioni e le bestemmie che srotola sotto la quercia, mentre si ripuliusce alla bell'e meglio con dell'erba, fanno più rumore del motocarro di Eppe che giunge dalla stradina sterrata che passa dietro alla cascina.
Stick accoglie l'arrivo del motocarro imprecando quando ancora non è arrivato fino a lui:
"Cosa volete. Volete prendermi in giro? Perchè non mi avete detto che il purslatè scarica il liquame dei maiali nel prato? Guardate come mi sono ridotto, come mi sono rovinato sia le scarpe che i calzoni. Porca scrofa!"
Stick è incavolato nero, avrebbe voglia di urlare con tutta la forza che ha per scaricare la rabbia che ha dentro. Eppe spegne il motore, parcheggia il motocarro al riparo dietro la siepe di bambù sotto il castagno. Scende dal mezzo sparato, è una velocità per lui inconsueta, come se fosse inseguito da qualcuno ed invece è lui che rincorre:
"Mi scappa. Porca, se mi scappa. Se non mi sbrigo presto finisce che me la faccio nei pantaloni. Non so come, saranno stati quei calici di bianco del bar, non lo so. Sò solo che ho la pancia che ribolle e non ce la faccio più a tenerla."
Stick quasi non lo vede nemmeno mentre gli passa di fianco perchè Eppe è un fulmine, non l'ha mai visto correre così veloce. In un baleno scompare nel buio tra i cespugli alti della riva. Ma non sta via molto, il suo appartarsi è di breve durata, Stick non ha nemmeno terminato di aspirare per intero l'ennesima sigaretta, che vede riapparire Eppe che cammina a gambe larghe, leggermente piegato in avanti ed emettendo dei lamenti soffocati ma continui.
Il suo incedere è lento ed appoggia i piedi con circospezione come se stesse calpestando delle uova. Stick lo guarda meravigliato:
"Ma cosa ti è successo? Non stai bene?"
"No. E' che mi sono accucciato proprio su delle ortiche. Quella riva ne è piena. Porca, oh, se bruciano. Oh il mio sedere."
Sono questi gli inconvenienti della notte, al buio l'erba sembra tutta uguale, ma non lo è.
"Anche tu, però, con tutta la riva ti sei messo proprio là, in mezzo alle ortiche a fare i bisogni." Stick non sa trattenere una risata:
"S... Zitto. Non si sa mai, non facciamoci sentire."
Improvvisamente Eppe si ferma e, nonostante le fronde dei bambù lascino filtrare poco la luce della luna, sul suo volto si evidenzia ugualmente in modo chiaro una espressione di disgusto:
"Che puzza di merda. Ma cosa è successo? Non è che me la sono fatta addosso."
Sputa per terra e si mette la mano davanti al naso.
Stick per trattenere le risate finisce per singultare ripetutamente come di fa quando si sta per starnutire:
"No. Stai tranquillo. Te l'ho già detto, ma tu avevi troppa fretta e non mi hai sentito. Il purslatè manda gli scarichi dei maiali nel campo, ecco il motivo di questo puzza, ed io che ci sono finito dentro ha anche scarpe rovinate."
Eppe non riesce a star fermo e continua a ondeggiare con le anche per muovere le chiappe orticate:
"Dai. Sbrighiamo la faccenda. Prendiamo questa scrofa, la carichiamo sul motocarro e ce ne andiamo. Prima ce la sbrighiamo e meglio è. Non è che mi fidi troppo del Marietto. Non vorrei che ne combinasse una delle sue."
Per rompere il chiavistello del portone è sufficiente un colpo di martello, il legno a cui è avvitato è quasi marcio.
Entrati nella porcilaia i due compari scoprono, con non poca sorpresa, quanto il maiale sia un animale intelligente.
Si ritrovano in un groviglio di bestie grugnanti, alla luce fioca della torcia sembra un tappeto maleodorante che si dimena. Il problema ora è come riconoscere in quel marasma ed al buio la scrofa dal verro. Nessuno dei due ci aveva pensato prima nella convinzione che lo sapesse fare l'altro. Indecisi e dubbiosi cercano di capirci qualcosa quand' ecco l'improvviso rumore del motore di una automobile che sopraggiunge sovrastare il grugnitoo dei maiali. Si guardano nella poca luce che riflettono i loro occhi, senza parlare si domandano chi possa essere. Non sarà mica quel matto di Marietto?
"Cosa succede. Chi è là?. C'è qualcuno là?"
Il tono ed il timbro stesso della voce sciolgono ogni, quel tonante "chi è la'. C'è qualcuno ?" è del Silvio, il guardiano. Il panico non è un compagno affidabile, infatti i due in preda alla frenesia, nel loro tentativo di fuga, finiscono con l'inciampare nelle bestie rotolando con loro sul fango. L'anguriat, dalla soglia della porcilaia rotea la torcia elettrica per il capannone ma non vede altro che maiali, un informe tappeto pullulante tra i grugniti. A volte la fortuna aiuta gli imbranati. Alcune bestie spaventate più dalla luce della torcia elettrica che da altro prendono la strada del cortile. Il guardiano si precipita a rincorrerle dando modo così, a Stick ed Eppe di svignarsela attraverso il piccolo fosso di scolo.
Recuperato il motocarro, Eppe e Stick prendono velocemente la strada della cassinetta.
L'aria del mattino se n'è già andata da un po' quando la macchina del Baffo si ferma sull'aia della piccola cascina disabitata.
In quello spiazzo una volta animato da decine di contadini e contadini ora c'è solo il motocarro di Eppe, la macchina del Marietto e quella del Baffo.
Tutto il luogo è come governato da un silenzio surreale.
Seduti su di una logora e vecchia panca, come in una vecchia foto ingiallita dal tempo, se ne stanno muti quelli della banda dello scuè.
La faccia del baffo è tutto un programma, anzi, un film ma del terrore di tanto che è rabbuiato.
A rompere un silenzio che sta diventanto troppo pesante ci pensa il solito Stick:
"E' tutta colpa del Marietto, perchè con la sua finta festa di compleanno ha finito con l'inciuccarsi lui,e così mentre lui dormiva alla grande in macchina il Silvio quasi quasi ci sorpende."
Il baffo è così furioso che i suoi occhi sembrano il foro di due pistole fumanti.Stick ed Eppe hanno i vestiti lacerati e sono così sporchi che nemmeno gli spazzacamini li vorrebbero come compagni, Marietto ha i capelli arruffati, l'abito stropicciato e l'occhio da pesce morto del dopo sbronza.
Il baffo mette la mano in testa, si passa le dita tra i capelli, si gratta in testa e scrolla il capo:
"Che banda. Non abbiamo preso neanche un maialino di primo latte."
Fissa i suoi compari e:"Però mi ritrovo con dei bei salami."
.
Non ne sbagliano uno.
.
In piazza nella festa, al bar con gli amici, sul lavoro con i colleghi, per strada con i parenti, in casa con i familiari, appartato con la ragazza, allo stadio con gli ultras, in riunione con i compagni, sul campo con la squadra, a tavola con i genitori, in macchina con la moglie, a passeggio con l'amante,
alla fine, alla fine ognuno è solo con sè stesso.
.
Ciao raga,
che la buona sorte
sia sopratutto buona, che al resto ci pensiamo noi.
Pedro.